Metodologie per l’apprendimento delle lingue

Metodi a confronto

lingue

Continuo seguendo il filo delle lingue.

Dicono che conoscere una nuova lingua non sia solo comunicare con persone di diversa nazionalità, ma sviluppare e conoscere un’altra parte di se stessi, entrare in un nuovo contesto culturale e conoscere ambienti differenti. Ultimamente ho fatto delle ricerche e ho “scoperto” che spesso si rimane bloccati nella via dello studio di lingue straniere senza riuscire a raggiungere una discreta fluenza perché i metodi “scolastici ed accademici” sono troppo fissati sulle regole, sulla teoria – spiegata perlopiù nella lingua madre e non in quella target – e non si trova un ambiente di immersione nel linguaggio che si vuole apprendere. Vari studi, ricerche e sperimentazioni mostrano e spiegano che ci sono metodi migliori. Per esempio Stephen Krashen e Alexander Arguelles hanno dimostrato come spesso l’eccesso di teoria e la carenza di pratica, di immersione linguistica non produca effetti stabili nell’apprendimento di altri idiomi. Del resto, possiamo accorgercene direttamente noi, tramite le nostre esperienze: a tutti è capitato di studiare per esempio Inglese o Francese per anni, a scuola, ma alla fine la maggior parte di noi non ha raggiunto un livello fluente, fatica a comprendere video in Inglese e, peggio ancora, non sa tenere una normale conversazione con un nativo. Pensate infatti a come avete appreso la vostra lingua madre: non di certo studiando per ore e ore la grammatica o ripetendo regole che la maggior parte dei nativi non conosce nemmeno da adulti, seppure inconsciamente le sappia applicare velocemente e senza sforzo quando parla. Del resto quando parlate in Italiano (o comunque nella lingua madre) non state a pensare prima “ok, ora devo usare il congiuntivo imperfetto del verbo avere. Ora il futuro anteriore…” (A proposito qual è il participio passato del verbo “redimere”? E il passato remoto di “prudere”? ). Riusciamo a pensare nella nostra lingua madre perché l’abbiamo appresa con un metodo naturale, ascoltando e ricevendo continuamente input. Ascolto e ripetizione. Interesse per il contenuto. Progressione di difficoltà del contenuto medesimo. Vari studi moderni affermano che questa è la chiave.

Ma solo i bambini apprendono con un metodo naturale

Il mito per cui solo i bambini sanno apprendere una lingua con un approccio naturale è da sfatare. I bambini hanno delle facilità, per la “fluidità” del cervello
nei primi anni di vita, in specie per quanto riguarda il miglioramento della pronuncia, ma hanno anche meno conoscenze pregresse, meno possibilità di associazione mentale e culturale, meno possibilità quindi di creare sinapsi e connessioni. La memoria e la creatività sono simili alla rete di un ragno: più sono grandi, maggiori connessioni possiedono, meglio catturano altri contenuti, meglio funzionano. Quindi gli adulti potrebbero perfino imparare più velocemente una lingua, se utilizzassero un approccio più diretto, più divertente e meno teorico. È il metodo il problema. O un tipo di approccio a cui siamo abituati più o meno in tutto. Studiare e non apprendere.

Eppure…

Se ci pensate, sono cose che a livello di “buon senso” si sanno: si dice sempre che un buon metodo per imparare una lingua sia guardare tanti film in lingua originale, prima coi sottotitoli in lingua madre, poi in lingua target, e poi senza (in progressione). O non si dice sempre che l’unico vero metodo per imparare bene una lingua straniera sia recarsi e vivere nel posto in qui questa è parlata? Qui buon senso comune e nuove ricerche scientifiche si accordano: quel che serve è un continuo input, ricreare l’ambiente ed immergersi! Ed è anche assai più divertente che studiare a memoria concetti astratti, tabelle dei verbi e coniugazioni varie ed eventuali. In fin dei conti il linguaggio è comunicazione umana, e non analisi logico-matematica. Solo che il buon senso è stato dimenticato (in specie dopo il periodo delle due guerre mondiali) nelle aule scolastiche ed in quelle universitarie. Lì sembra che non si possa apprendere qualcosa se non lo si fa con fatica e sudore: di certo bisogna impegnarsi per apprendere bene una lingua, e ci vuole del tempo, ma sarà più facile farlo se l’attività all’apprendimento connessa risulta piacevole e interessante.

Steve Kaufmann e lingq

Su questo, persone come A. J. Hoge e Steve Kauffmann consigliano apertamente di slegarsi dal solito approccio accademico e teorico e, come suggerito anche da Krashen ed altri, indicano come via maestra proprio l’opposto del classico e vecchio procedimento scolastico: iniziare a leggere e guardare cose semplici, per esempio racconti per bambini o sigle Disney in lingua (anche la musica può aiutare per la pronuncia, e il piacere ad essa associato), prima di studiare la grammatica. La grammatica serve, ma va usata come un bignami o, meglio ancora, come un dizionario: quando ti serve per rivedere rapidamente qualcosa, prendi il libro e lo sfogli, ma pretendere di imparare a memoria regole su regole che poi non sai applicare velocemente (specie nella comprensione e nel parlato) non serve a nulla.

Steve Kauffmann è un poliglotta: ora parla qualcosa come dodici lingue (!) in maniera fluente (qualcuna di più qualcuna di meno), ed egli afferma di essere una persona assolutamente normale, solo ha imparato queste lingue con un metodo efficace e semplice. Del resto, solo ciò che è semplice può essere applicato pragmaticamente. Qui possiamo semplificare il suo metodo in alcuni punti chiave che costituiscono il suo “credo”:

- Per apprendere la lingua bisogna spendere tempo, e per farlo bisogna trovare qualcosa che ti piace fare.
- Bisogna soprattutto immergersi, e avere molti e molti input (leggere e ascoltare, video, film e così via). L’input è la chiave.
- Bisogna raggiungere una buona abilita nel notare (a furia di input), le particolarità della lingua: e questa è un’abilità che si sviluppa spendendo tempo con la lingua target.
- Bisogna trovare argomenti e contenuti interessanti (ti piace la storia? Usa libri, film e podcast di storia. Ti piacciono riviste e fumetti? Sai cosa utilizzare) per te. L’attività dell’apprendimento linguistico è una cosa personale.
- L’attività fondamentale nell’apprendimento linguistico è costruirsi un vocabolario. Progredire ad aumentarlo, renderà più facile la comprensione e la lettura, e quindi faciliterà la capacità di notare le particolarità della lingua e lo sviluppo inconscio di quest’ultima, quindi, la capacità di pensare nella lingua target. Quindi di raggiungere la fluenza potendo parlare istintivamente, rapidamente, e senza sforzo.

Questo in breve mi pare un ottimo metodo per apprendere le lingue*.

Vi sarebbe molto altro da dire, che altri autori o altri poliglotti (su youtube ne trovate a volontà) per esempio collegando alcune tecniche di memoria per la costruzione e lo sviluppo del proprio vocabolario mentale. Preciso subito una cosa: queste tecniche permettono di velocizzare la memorizzazione dei vocaboli, e i vocaboli servono per facilitare la comprensione e l’utilizzo della lingua. Ma non bastano. Ancora, sono d’accordo con Steve Kauffmann: la via maestra è l’input. Atri punti da segnalare credo siano: – La potenza dell’ascolto e degli mp3 nell’apprendimento: questi acrocchi permettono infatti di ascoltare file audio, podcast, registrazioni anche mentre stai facendo altro: lavando i piatti, correndo, aspettando il bus, e quindi possano facilmente incrementare il tempo di immersione nella lingua, anche sfruttando i “tempi buchi” che ci capitano durante la giornata. Sia mai che un’attesa dal medico o alla pensilina del bus non diventi più produttiva ed interessante!

- Bisogna avere la costanza di studiare, anzi, di imparare e di immergersi, anche poco, ma tutti i giorni. In questo modo ci sarà un miglioramento continuo, e si costruirà anche una maggiore fiducia in se stessi che, a sua volta, migliorerà le prestazioni, e così via dicendo costruendo un circolo virtuoso. Ma parlerò meglio di questo in seguito. —-

<* A Steve Kauffman è collegato un sito - lingq – appunto per apprendere le lingue , un po’ come busuu, ma con una filosofia di sottofondo appunto decisamente diversa. Anche qui c’è una community, c’è la possibilità di scegliere diverse lingue target (e diverse di partenza del sito, anche se non tutte completamente tradotte). E il funzionamento è coerente con quanto detto da Steve, in parte coerentemente con base di studi di cui ho detto sopra.
Il funzionamento è semplice, ci sono varie lezioni, anche importabili, da leggere, ascoltare e volendo scaricare. Ogni parola (o quasi) può essere tradotta cliccandoci sopra, e su questa è possibile formare una flashcard in stile anki, che ti viene riproposta per esempio per email ogni tot tempo. Nella versione gratuita, il numero di flashcard, o lingq (da qui il nome del sito, gioco di parole tra link e linguaggio) è limitato, ma si può comunque continuare a leggere le raccolte di lezioni o di testi proposte. Come ogni applicazione, ha i suoi limiti, per certi aspetti può essere meglio cercarsi da sé il materiale che si vuole leggere\ ascoltare\guardare, e sfruttare dizionari e simili per cercare parole sconosciute, ma è comoda.
L’importante è la filosofia di fondo



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